Quello che abbiamo in testa

Un confronto tra le fedi per superare una serie di stereotipi e pregiudizi ancora molto presenti nella nostra società

Sabato 1° febbraio a Torino l’associazione Il vaso di Sarepta organizza l’incontro dal titolo “Quello che abbiamo in testa. Esperienze di donne a confronto tra religioni”. 
Il vaso di Sarepta è un progetto che coinvolge la chiesa battista di Torino di via Passalacqua e che si occupa di sostegno alimentare, laboratori didattici e sportello di ascolto in collaborazione con la fondazione progetto Arca e l’Ywca-Ucdg, Unione cristiana delle giovani.

«Da quest’anno siamo diventati un’associazione di volontariato», spiega Michele Soldano, coordinatore de Il vaso di Sarepta. «Contiamo 13 soci e 11 volontari attivi e abbiamo l’obiettivo di portare avanti il lavoro di sartoria sociale, un importante strumento di promozione umana e di integrazione sociale. Fa parte di una progettualità che, oltre all’aiuto immediato nel fornire beni materiali, vuole anche fornire momenti che creino inclusione e relazione tra le persone, creando anche una consapevolezza delle proprie capacità che permetta di affrontare il mondo del lavoro».

Sabato 1° febbraio sarà anche il World Hijab Day, giornata mondiale del velo islamico, dedicata a una riflessione sul significato del velo soprattutto all’interno delle società occidentali, tra Stati che permettono il suo utilizzo o meno. 

Michele Soldano ricorda come l’incontro sia nato come una naturale evoluzione del lavoro di sartoria sociale: «Quasi tutte le partecipanti sono donne di fede musulmana: ci sono 15 iscritte al livello principianti e sei nel corso intermedio. Le allieve di questo secondo livello intermedio mantengono una frequenza molto assidua: ormai dal luglio 2018, ogni settimana vengono a seguire la lezione. L’idea, nata anche da loro, era di creare un’iniziativa pubblica in cui presentare il ruolo della donna nella fede musulmana in un confronto tra le fedi anche per superare una serie di stereotipi e pregiudizi ancora molto presenti nella nostra società».

“Quello che abbiamo in testa” si terrà alle 16:30 alla sede della fondazione Arca in via Assarotti 6 a Torino. Sarà moderato da Fatima Lafram e parteciperanno Helene Fontana, pastora battista a Torino, Souheir Katkhouda, fondatrice dell’Associazione donne musulmane d’Italia, Hind Lafram, stilista italiana che crea collezioni per donne musulmane e non solo e Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale a Milano e scrittrice, che ha regalato anche il titolo dell’incontro: un lavoro autobiografico (Mondadori, 2019) in cui racconta cosa significa essere una donna musulmana italiana che abita a Milano.

E se vi chiedete il significato della parola Sarepta, sul sito dell’associazione si trova la spiegazione: «Sarepta era una città fenicia situata nell’attuale Libano. Nel IX secolo A.C. la città era famosa per la produzione della ceramica a vernice rossa. Si narra che in quel tempo, durante una carestia, una vedova si privò dell’ultima manciata di farina contenuta nel suo vaso per sfamare uno straniero giunto in città. Contro ogni aspettativa, il vaso continuò a riempirsi di farina per tutta la durata della carestia sfamando così la vedova e suo figlio, ripagandola in questo modo del suo atto di generosità verso uno sconosciuto. Piccole azioni altruistiche possono generare risorse inaspettate».

Articolo di Daniela Grill
pubblicato su Riforma.it il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

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